“Mai è stato e mai sarà, perché è adesso tutto insieme” (28 B8.5 DK). In questo celebre verso del poema di Parmenide la tradizione ha riconosciuto la prima espressione del concetto di eternità atemporale: un presente assoluto che esclude ogni forma di passato e futuro. Nel corso del Novecento, tuttavia, un numero crescente di studiosi ha proposto di interpretare il passo non come affermazione di un eterno presente, ma, al contrario, come l’attestazione della sempiternità dell’essere, ossia la sua infinita durata temporale. Questo studio tenta di fare il punto del dibattito intorno a questo problema, mostrando come entrambe le prospettive risultino inadeguate a cogliere il senso del verso, e quindi, in ultima analisi, della dottrina parmenidea. Alla luce di una recente proposta testuale, l’autore si propone, così, di indicare una terza via interpretativa che superi lo stallo del dibattito contemporaneo.
“Mai è stato e mai sarà, perché è adesso tutto insieme” (28 B8.5 DK). In questo celebre verso del poema di Parmenide la tradizione ha riconosciuto la prima espressione del concetto di eternità atemporale: un presente assoluto che esclude ogni forma di passato e futuro. Nel corso del Novecento, tuttavia, un numero crescente di studiosi ha proposto di interpretare il passo non come affermazione di un eterno presente, ma, al contrario, come l’attestazione della sempiternità dell’essere, ossia la sua infinita durata temporale. Questo studio tenta di fare il punto del dibattito intorno a questo problema, mostrando come entrambe le prospettive risultino inadeguate a cogliere il senso del verso, e quindi, in ultima analisi, della dottrina parmenidea. Alla luce di una recente proposta testuale, l’autore si propone, così, di indicare una terza via interpretativa che superi lo stallo del dibattito contemporaneo.
Autore: dr. Massimo Pulpito
Casa Editrice: Karl Alber
Codice ISBN: 978-3-98572-088-0
Anno Pubblicazione: 2025